martedì 28 luglio 2020

Massimo Gramellini


Esistono vari modi per firmare una tregua con il cervello, 
alcuni salubri altri decisamente meno, 
eppure tutti si chiamano allo stesso modo: viaggi.

Massimo Gramellini - Avrò cura di te

sabato 25 luglio 2020

Il diario segreto di Madame B. di Emanuela Esposito Amato

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IL DIARIO SEGRETO DI MADAME B.
Emanuela Esposito Amato



Editore: Alcheringa Edizioni (10 settembre 2018)
Collana: I quarzi rosa
Genere: Narrativa contemporanea
N° pagine: 326

Dopo la perdita dei genitori, l'abbandono da parte del convivente e il licenziamento dall'impiego decennale di esperta antiquaria, Joséphine Bressi rispolvera l'arte culinaria per cui ha un talento innato e per sbarcare il lunario inizia a preparare manicaretti da recapitare a domicilio.
Durante una di queste consegne, la signora Cortese le offre la possibilità di tornare a occuparsi di antiquariato, coinvolgendola nell’arredamento degli interni di un lussuoso resort turistico.
Tendenzialmente asociale e molto spesso maldestra, Joséphine si lascia convincere, ma questo significa che dovrà lavorare con l’altera, ostica e sempre perfetta Domitilla e soprattutto con Massimiliano, l’architetto giovane e attraente che si occupa della realizzazione del progetto e per cui sin da subito prova dei sentimenti contrastanti di attrazione-repulsione. Lui però sembra molto affiatato e in confidenza con Domitilla.
A complicarle ancor più la vita arriva l'immagine sfocata di una donna che le appare nello specchio di una toelettina francese di inizio Ottocento che fa parte del lotto di mobili antichi che ha scelto per il progetto.
Logica e controllata, razionale e fredda, Joséphine cerca di superare con la ragione sia l’impatto emotivo e gli strascichi che la visione ha su di lei, sia i contrasti e le incomprensioni con Domitilla e Massimiliano, ma la sua quotidianità sembra non avere pace, e durante il restauro, da un cassetto nascosto del secrétaire vengono fuori tre quadernetti e un dagherrotipo che ritrae proprio la donna dello specchio...


La mia opinione

Il diario segreto di Madame B. è il libro d’esordio per Emanuela, collega della grande famiglia Alcheringa Edizioni (di lei vi parlerò prossimamente nella rubrica ‘Autori famosi e non’).
Il libro l’ho letto in ventiquattro ore: una lettura piacevolissima e scorrevole. Un concentrato di emozione e mistero, scritto con grande abilità, senza lasciare nulla al caso.
Sono due le storie che corrono parallele, pur su due piani cronologici ben distinti; sono narrate in maniera alternata, in modo da consentire al lettore di conoscere a poco a poco le due protagoniste.

Josephine, determinata ma dai modi impacciati, è la ragazza napoletana protagonista della storia contemporanea. Rimasta senza genitori, senza lavoro e alla fine di una intensa storia d’amore, cercherà di sbarcare il lunario preparando dolci sfiziosi per piccoli catering. La sua passione per l’antiquariato, però, le farà ottenere un incarico come arredatrice d’interni di una splendida villa a Ravello. I mobili antichi da lei scelti le riserveranno inattese sorprese e grandi emozioni.



Se c’è un aspetto che mi affascinava, quando mi occupavo di antiquariato, era proprio quello di immaginare quali e quante vite avevano condiviso quei mobili prima di arrivare tra le mie mani. Per quel tavolo, come per tutti i pezzi che avevo in casa, avevo provato un’attrazione fulminea e pur di includerlo tra i miei conviventi di legno antico avevo fatto non poche rinunce.




Con Delphine, invece, Emanuela ci catapulta nella Francia del 1840. Il racconto è affidato direttamente alle parole della protagonista, attraverso le pagine del suo diario segreto. Questo permette al lettore di entrare nelle pieghe più recondite delle emozioni, delle ansie e delusioni della donna francese.


Ho appena riletto le pagine che ho scritto nei giorni scorsi. Vivo di ricordi, visto che non succede mai nulla in questo posto dove anche respirare mi opprime! E a proposito di ricordi, poco fa ripensavo al giorno del mio matrimonio. Per tutte le donne è il giorno più bello della vita, quello di cui si serba felice memoria. Per me non fu così.



Le due storie corrono parallele tra loro senza un’apparente punto in comune, fino ad una incredibile scoperta, destinata a cambiare per sempre la vita di Josephine.



Mi sono piegata sulle ginocchia e ho estratto con la massima cautela il contenuto del cassetto, avvolto in un panno di lana sottile, color avorio. Al tatto ho percepito una forma solida, squadrata, e altre meno rigide che non sono riuscita a individuare. Ho portato tutto sul piano da lavoro e insieme a Ciro ho spacchettato gli oggetti. Quello è stato il momento in cui ho creduto di perdere conoscenza. Mi sono sentita diventare sempre più pallida, le mani tremavano e ho dovuto mettere giù il dagherrotipo incorniciato che avevo preso tra le mani.



Anche i personaggi secondari sono ben delineati e fanno da contorno alla storia introducendo in maniera delicata, ma incisiva, temi quali i rapporti famigliari controversi, l’omosessualità, i disturbi alimentari, l’amicizia, la solitudine.


Un libro che ho letto volentieri e nelle cui storie parallele mi sono immersa, sentendomi goffa e impacciata, ma con una gran voglia di rivalsa, nei panni di Josèphine e insoddisfatta e sempre in cerca di nuove emozioni, nei panni di Delphine.

Un applauso a Emanuela che con grande abilità mi ha fatto viaggiare da Napoli alla Francia e dal 2013 al 1840, senza annoiarmi mai.
Un libro fresco, vivace e ben scritto. Consigliatissimo.
Buona lettura!


Poche macchine intralciano la mia discesa dalla collina di Posillipo verso casa.
Gli acquazzoni hanno forse scoraggiato le uscite serali o più semplicemente fra Natale e Capodanno si sta in casa a riprendersi dal primo e prepararsi per il secondo.
Terza ipotesi, la città si è svuotata nei quartieri ricchi.
I suoi abitanti, esclusi dal piacere della lotta quotidiana per l’esistenza, hanno ripiegato a malincuore su spiagge esotiche, cime innevate o capitali alla moda. Meglio così.
Ci metto appena un quarto d’ora per arrivare a Bagnoli.
In compenso devo girare mezz’ora prima di trovare un posto dove mettere in pausa la mia asmatica assistente di consegne a domicilio.
È evidente che qui la gente è rimasta fra le confortanti mura domestiche.
Che poi, detto fra noi, è un privilegio anche averle, le quattro mura, con i costi delle tasse o gli affitti improponibili.




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martedì 21 luglio 2020

Il sole oggi splende, ma ieri?


IL SOLE OGGI SPLENDE, MA IERI?

Lo so, la risposta che viene spontanea dire è ha splenduto.
Ho sentito qualcuno che ha addirittura azzardato un aberrante splese, sul quale sorvolerei.

Splenduto in italiano non esiste. 
Anzi, per essere più precisi, esiste e, da un punto di vista strettamente tecnico, è pure regolare, ma il suo utilizzo è relegato a qualche attestazione della lingua scritta, aulica e poetica.

Nell’uso comune, quindi, splenduto non esiste e non si usa!

Per questo motivo dovremo rinunciare all’utilizzo del passato prossimo e pensare a formule alternative, come ad esempio il sole splendette, il sole ha brillato, era una giornata di sole, oppure oggi il sole spende come non ha mai… fatto prima.


Il verbo splendere non è il solo ad avere questo problema.

Ci sono alcuni verbi che non hanno il participio passato, pertanto, non possono formare i tempi composti. Sono i cosiddetti verbi difettivi, ossia quelli che non hanno la coniugazione completa, ma presentano solo alcune voci. Questi verbi sono impersonali e si usano soltanto alla 3^ persona singolare o plurale.
È il caso, per esempio, dei verbi competere, concernere, dirimere, divergere, incombere, esimere, transigere, soccombere, splendere o risplendere, aggradare, prudere, urgere, vertere, vigere.

Quando abbiamo intenzione di inserire questi verbi nei nostri testi scritti è buona abitudine avere sotto mano un dizionario dei sinonimi e contrari, in modo da trovare una forma alternativa al passato prossimo o al participio passato, che non hanno.

Es. con il verbo soccombere:
Se Misurata soccombesse alle bombe, sarebbe gravissimo (congiuntivo imperfetto).
Se Misurata fosse capitolata sotto le bombe, sarebbe stato gravissimo (soccombuta non esiste).


A questo punto, cari amici, vi faccio un’altra domanda…

Oggi il sole splende, ma ieri ha piovuto o è piovuto? Appuntamento al prossimo post. 😜





Fonti: Pubblicazioni di Elisabetta Perini - Pubblicazioni di Laila Cresta - Vocabolari della lingua italiana - Wikipedia - grammaticaitaliana.eu - Articoli vari.


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domenica 19 luglio 2020

Il profumo del Sud di Linda Bertasi


Buona domenica, amici! 

Per le vostre letture d’estate vi segnalo la nuova edizione del romanzo storico 
‘Il profumo del Sud’ di Linda Bertasi.

La traversata dell’Atlantico in viaggio verso il Nuovo Mondo, un incontro inaspettato, bianche distese di cotone sullo sfondo della sanguinosa guerra civile. 
Una storia d’amore che vince ogni avversità. 
Non perdetelo!

Link per l'acquisto


Editore: Indipendent Publishing
Genere: Romance Storico
N° pagine: 345



Porto di Genova 1858 - Venuta a conoscenza del suo scomodo passato, Anita Dalmasso decide di partire per il Nuovo Mondo. La traversata dell’Atlantico segnerà profondi mutamenti nella sua vita: l’incontro con l’affascinante uomo d’affari americano Justin Henderson e quello con Margherita Castaldo, liberale e impavida proprietaria terriera. Giunta a New York seguirà la nuova amica nella sua piantagione a Montgomery e qui sarà conquistata dalle bianche distese di cotone, dai profumi e dai colori del profondo Sud americano, con i suoi contrasti e le sue ingiustizie. Il destino avrà in serbo per lei non solo il rosso della passione, ma anche i travolgenti venti di guerra che si profilano all’orizzonte e che porteranno un’intera nazione alla guerra civile, sconvolgendo ancora una volta il corso della sua esistenza.
CONTIENE LO SPIN OFF La Magnolia.

All'interno: Prefazione di ADELE VIERI CASTELLANO.



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martedì 7 luglio 2020

I computer o i computers?


I COMPUTER O I COMPUTERS?

Vi tolgo subito il dubbio dicendo che la forma corretta è i computer.


Sul plurale delle parole inglesi c’è spesso molta confusione e se ne sentono di tutti i colori (Es. i leaders, i gays, i files, i fans o nella forma singolare il fans, oppure un marines).


La vera domanda è: nella forma plurale delle parole straniere (inglesi, ma anche francesi, spagnole o portoghesi) la -s finale va messa oppure no?

La grammatica italiana dice che le parole straniere, entrate nell’uso corrente della nostra lingua, rimangono invariabili, ossia conservano la stessa forma sia al singolare che al plurale.
È il caso, per esempio, di parole come i quiz, i tram, i bar, gli sport, che nessuno sognerebbe mai di pronunciare con la s finale.
Gli esempi di parole straniere entrate nel nostro vocabolario quotidiano sono numerosissime e tutte senza che debba essere pronunciata la s per la versione plurale: i manager, i budget, i teenager, i croissant, le gaffe, gli hamburger, i film, i leader, le mail, i gadget, le performance, i corner, i test, i record, gli spot, le fiction, le top model, e sono sicura che, pensandoci ancora un altro po’, a ciascuno di voi ne verranno in mente tante altre.

Se, però, la parola straniera è entrata da poco nel linguaggio comune, oppure se appartiene a un linguaggio tecnico di un determinato settore (medicina, meccanica, economia, pubblicità) si tende a mantenere la s finale per la versione plurale. È il caso, per esempio, di termini tipici del linguaggio economico come gli stakeholders, i futures, i brokers, le join ventures.


Accademia della Crusca:
Bisogna considerare, di volta in volta, se il forestierismo che intendiamo utilizzare sia acquisito stabilmente e da tempo nell'italiano e in questo caso possiamo lasciarlo invariato, o se invece sia neologismo recente o un termine fortemente specialistico e allora è consigliabile utilizzare il plurale della lingua di origine.


PLURALE DELLE PAROLE SPAGNOLE O PORTOGHESI

Il discorso cambia per le parole di origine spagnola o portoghese, che mantengono la s finale nel plurale: i viados, i desaparecidos, le tapas, gli indios, le telenovelas, i silos.
In questi casi la s finale deve essere tolta per la versione singolare, quindi gli esempi sopra riportati diventano: il viado, il desaparecido, la tapa, l’indio, la telenovela, il silo.


PLURALE DELLE PAROLE LATINE

Auditorium, agenda, bis, veto, ego, iter, humus, gratis, virus, tot, ultimatum… sono tantissime le parole latine che usiamo tutti i giorni, quasi senza accorgercene.
La regola grammaticale prevede che le parole latine, proprio come le parole straniere in genere, rimangano invariate, ossia che mantengano la stessa forma sia al singolare che al plurale.
Es. il referendum - i referendum, il lapsus - i lapsus, il vademecum - i vademecum, il bis - i bis, l’ultimatum - gli ultimatum, l’habitat - gli habitat, il quorum - i quorum.

Curiosità:
I curriculum oppure i curricula?
Stando alla regola generale, sono ammesse entrambe le forme, ma i curricula è considerata quella più corretta.





Fonti: Pubblicazioni di Elisabetta Perini - Pubblicazioni di Laila Cresta - Vocabolari della lingua italiana - Wikipedia - grammaticaitaliana.eu - Articoli vari.



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domenica 5 luglio 2020

La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker


LA VERITA’ SUL CASO HARRY QUEBERT
Joël Dicker

La verità sul caso Harry Quebert è un fiume in piena, travolge il lettore e lo calamita dalla prima all’ultima pagina. È il giallo salutato come l’evento editoriale degli ultimi anni: geniale, divertente, appassionante, capace di stregare prima la Francia, poi il mondo intero.


Editore: Bompiani (21 maggio 2015)
Collana: Narrativa straniera
Genere: Thriller
N° pagine: 784


Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito.
Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d’America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell’oceano. Convinto dell’innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent’anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.



La mia opinione

Ebbene, sì, l’ho letto anch’io. A circa sette anni dalla sua trionfale uscita l’ho comprato e ho scoperto finalmente qual è la verità sul famoso caso Harry Quebert. Ormai non ci dormivo la notte e mi sono detta che era assolutamente giunto il momento che anch’io sapessi il finale di questo annoso mistero. E la domanda che mi ha accompagnato per tutta la lettura è stata, per dirla alla Ezio Greggio: ‘È lui o non è lui?’

L’ho letto durante la quarantena e, complice il maggior tempo a disposizione, le 775 pagine sono volate in meno di una settimana.
Non vi dirò se mi è piaciuto oppure no, su questo libro è stato detto fin troppo.

Di sicuro la scrittura è scorrevole, come giallo è strutturato molto bene e i colpi di scena si susseguono; la curiosità, che libri come questo solleticano, ti fa venir voglia di voltare pagina, non c’è dubbio. Però, ho trovato questo libro molto… come dire… molto americano (anche se scritto da uno svizzero). 

Mi ha vagamente ricordato ‘I segreti di Twin Peaks’, che negli anni ’90 spopolò. Uno sperduto paesino dell’America sconosciuta, quattro anime che si conoscono fin dalla nascita, il mistero di una ragazzina scomparsa. Un mistero apparentemente inspiegabile e irrisolvibile, che con il passare del tempo svela retroscena dai dettagli che non immagini, ma che da una storia come questa ti aspetti. Scheletri nascosti negli armadi di ognuno dei personaggi coinvolti.

La crisi da pagina bianca del protagonista scrittore, la fortuna del primo libro e il suo vuoto letterario sono ripetute fino alla nausea.

È senza dubbio un libro ben scritto e la voglia di voltare pagina per scoprire nuove inquietanti verità nascoste ti prende fin dalle prime pagine, però è tutto un ‘già visto’, fin troppe volte.

Forse l’averlo letto a distanza di anni dall’uscita me lo ha fatto scadere; di questo libro e del conseguente film, è stato detto di tutto. Se l’avessi letto al tempo del lancio, probabilmente, mi avrebbe regalato altre emozioni.

Per i pochi che ancora non l’hanno letto, buona lettura!




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venerdì 3 luglio 2020

Enrico Fovanna



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martedì 30 giugno 2020

Giuseppe Catozzella

GIUSEPPE CATOZZELLA

Ho scoperto Giuseppe Catozzella su Radio DeeJay un paio di anni fa; l’ho sentito mentre presentava il suo ultimo romanzo, E tu splendi.
Di lui mi incuriosì, prima ancora delle sue opere (che per altro dopo quell’intervista comprai), il suo modo di parlare tranquillo, quasi imbarazzato, ma diretto. La semplicità e la freschezza credo siano le sue caratteristiche principali e sono le stesse che mette nei suoi libri.
Grazie ai social sono riuscita anche a comunicare con lui; lo seguo, mi piace, il suo impegno per la causa degli immigrati è da lodare e fa di lui una persona speciale.
Il libro che lo ha reso celebre, Non dirmi che hai paura, è senza ombra di dubbio nella top ten dei romanzi contemporanei più belli che io abbia mai letto, uno di quei libri che farei leggere ai miei studenti se fossi una professoressa di italiano.
A parer mio, lui è davvero un grande della letteratura italiana contemporanea e non vedo l’ora di leggere il suo prossimo romanzo.
Conosciamolo meglio…




BREVE BIOGRAFIA

Giuseppe Catozzella nasce a Milano nel 1976.
Laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, subito dopo la laurea lascia l’Italia per vivere a lungo a Sydney, in Australia, dove svolge diversi lavori.
Nel suo primo romanzo, Espianti (Transeuropa, 2008), sono molti i riferimenti alla sua vita in Australia.
Tornato in Italia, lavora per circa dieci anni come consulente editoriale per Arnolo Mondadori Editore e, per i cinque anni seguenti, come editor della narrativa italiana per Feltrinelli Editore.
Scrive su La Repubblica, L’Espresso, Vanity Fari e sull’inserto italiano del Financial Times, su Sette, Granta, Lo Straniero, Il Fatto Quotidiano.
Collabora come docente di letteratura italiana e di scrittura creativa presso la Scuola Holden, l’Università di Miami e la Seton Hall University di New York.

In Italia si fa conoscere nel 2011 quando pubblica il suo primo romanzo-inchiesta, Alveare (Rizzoli 2011 – Feltrinelli 2014), in cui racconta e rivela per la prima volta in maniera dettagliata la presenza decennale della ‘ndrangheta nel capoluogo lombardo. Da Alveare sono stati tratti molti spettacoli teatrali e il film L’assalto, prodotto da Rai Fiction.

Nel 2014 vince il Premio Strega Giovani ed è finalista al Premio Strega con il romanzo capolavoro Non dirmi che hai paura (Feltrinelli), che ha venduto in Italia più di 250.000 copie e nel mondo oltre 500.000. È stato paragonato ai capolavori mondiali della letteratura quali Il buio oltre la siepe, Se questo è un uomo, Il diario di Anna Frank.

Il romanzo narra in prima persona, con la voce della piccola protagonista, le vicende e la storia reale di un’atleta somala, una giovane che, dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, muore come migrante nel Mar Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l’Italia.
L’ONU nel 2014 ha dedicato alla memoria di Samia, e alla presenza dello scrittore, una corsa nella sua città di origina, Mogadiscio. In lavorazione il progetto di una trasposizione cinematografica della storia dell’atleta somala, Saamiya Yusuf Omar.

‘Non devi mai dire che hai paura, piccola Samia. Mai.
Altrimenti le cose di cui hai paura si credono grandi e pensano di poterti vincere.’


Giuseppe Catozzella è stato nominato dalle Nazioni Unite, Ambasciatore per l’Agenzia ONU per i Rifugiati per ‘aver fatto conoscere in tutto il mondo la storia di una migrante e, attraverso lei, di tutti i migranti’.



Nel 2016 pubblica Il grande Futuro (Feltrinelli); anche questo romanzo è premiato da pubblico e critica.
Amal nasce su un’isola in cui è guerra tra Esercito Regolare e Neri, soldati che in una mano impugnano il fucile e nell’altra il libro sacro. Da piccolo, una mina lo sventra in petto e ora Amal, che in arabo significa speranza, porta un cuore non suo. Amal e l’amico Ahmed vivono un’atmosfera sospesa, quasi fiabesca, che si rompe quando le tensioni che pesano sul villaggio dividono le loro strade. Rimasto solo, Amal chiede ancora una volta il conforto e la saggezza del mare e il mare gli dice che deve raggiungere l’Imam della Grande Moschea del Deserto, riempire il vuoto con un’educazione religiosa. Amal diventa preghiera, puro Islam, e resiste alla pressione dei reclutamenti. Resiste finché un’ombra misteriosa e derelitta riapre in lui una ferita profonda che lo strappa all’isolamento. Allora si lascia arruolare: la religione si colma di azione. Ma è proprio questo l’unico destino consentito? Qual è il bene promesso? L’avventura di vivere finisce davvero con la strage del nemico?


Nel 2018 pubblica il suo ultimo romanzo sempre con Feltrinelli, E tu splendi.
È la storia di un bambino, figlio di immigrati lucani a Milano, che trascorre un’estate a casa dei nonni in un paesino di cinquanta case di pietra sulle montagne della Basilicata, e trova nascosta all’interno dell’antica torre normanna una famiglia di sette stranieri, tra i quali un bambino di nome Josh. L’arrivo degli stranieri cambia per sempre la vita di una comunità che nei secoli ha conosciuto soltanto l’emigrazione. È un romanzo che mette in scena il razzismo e i meccanismi del rifiuto.








DICONO DI LUI

ERRI DE LUCA: ‘È questa la narrativa che saluto come finalmente capace di raccontare la più grande epopea del nostro tempo.’

ROBERTO SAVIANO: ‘Il grande futuro è un romanzo scritto come leggenda, come una fiaba, ma ha la potenza che soltanto le storie vere possiedono. È questo il potere immenso della letteratura: rendere comprensibile la complessità del mondo in cui viviamo’.

JOVANOTTI: ‘Il grande futuro è una bomba, Catozzella è uno scrittore bravissimo. In questo libro ci racconta una storia, prende il personaggio da piccolo e lo porta fino a quando diventa adulto, e noi lo vediamo che si allontana e ci rimane quel magone bello alla fine dei romanzi belli’.

GIAN PAOLO SERINO (critico letterario): ‘Il grande futuro è un capolavoro assoluto. Un romanzo così accade una volta ogni 50 anni.’

Che dire di più, uno scrittore tutto da scoprire!

www.giuseppecatozzella.it
Facebook: Giuseppe Catozzella
Instagram: Giuseppe Catozzella



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giovedì 25 giugno 2020

Lo pneumatico o il pneumatico?


LO PNEUMATICO O IL PNEUMATICO?


Sabato sera a cena con gli amici è uscita la parola pneumatico e la discussione si è subito accesa sull'utilizzo dell'articolo.

Secondo Paolo, che ha da poco messo le gomme estive alla macchina, si dice il pneumatico; Ivan, invece, medico radiologo, sostiene che si dica lo pneumatico, proprio come si dice lo pneumologo, termine che lui utilizza ogni giorno.

Chi ha ragione? Scopriamolo insieme.

La regola grammaticale parla chiaro.
In italiano gli articoli determinativi maschili singolari sono il, lo, l’, che diventano i e gli nella versione plurale.

L’articolo lo (gli al plurale) si usa davanti ai nomi che iniziano con:

·         s + consonante: lo sbaglio, lo stagno, lo sgabello, lo smalto;
·         z: lo zaino, lo zio, lo zero, lo zenzero;
·         x: lo xilofono, lo xenofobo;
·         gn: lo gnomo, lo gnocco;
·         i semiconsonantica: lo iodio, lo iato, lo yogurt, lo yeti, lo juventino;
·         sc: lo sceriffo, lo scialle, lo scoglio, lo scanner;
·         ps: lo psicologo, lo psicoterapeuta;
·         pn: lo pneumatico, lo pneumologo.


Quindi, per la grammatica italiana, la forma corretta è lo pneumatico, uno pneumatico, gli pneumatici, degli pneumatici.
Ma, nell’uso corrente e nel parlato comune, non tutti rispettano la grammatica e questo fa sì che, a lungo andare, le regole possano subire modifiche. E questo è proprio uno di quei casi.


L’articolo lo nell’italiano moderno ha un ruolo marginale, ma non è sempre stato così, infatti in tempi meno recenti lo prevaleva di gran lunga su il (‘Per lo libero ciel fan mille giri’ Giacomo Leopardi, Il passero solitario) che nella forma plurale diventava li (in Dante: “li spirti”, “li stornei”, “li occhi”). Oggi la formula li è pressoché scomparsa nella lingua italiana ad eccezione di un unico caso: la data (Ferrara, lì 25.06.2020).


Nel linguaggio corrente, quindi, l’uso dell’articolo lo davanti a pn è variabile; forse è dovuto al fatto che le parole che iniziano con pn sono per la maggior parte termini specialistici della medicina (lo pneumologo, lo pneumotorace, lo pneumococco, lo pneumocefalo, lo pneumografo, lo pneumopericardio).
Lo pneumatico è l’unica parola ad avere una diffusione nel linguaggio quotidiano ed è, pertanto, comprensibile che ci possa essere un’indecisione su quale articolo usare, portando a scegliere, nel parlato informale, l'articolo il, più comunemente usato per i nomi maschili.

Concludendo
Si può dire il pneumatico, i pneumatici in contesti informali, ma quando dobbiamo scrivere sarebbe preferibile utilizzare la forma prevista dalla regola generale, lo pneumatico, gli pneumatici.

È sulla stessa linea d’onda anche l’Accademia della Crusca che sostiene che il pneumatico, i pneumatici appartengano al linguaggio più familiare, mentre lo pneumatico, gli pneumatici siano forme tipiche di un italiano più sorvegliato. Niente, quindi, vieta di usare gli uni o gli altri anche se, nello scritto e negli usi più formali, si ritiene che siano più indicate le forme lo pneumatico, uno pneumatico, gli pneumatici, degli pneumatici.


CURIOSITA’ DAL WEB

Uso delle due versioni (anche all'interno della stessa frase) sul sito web delle maggiori case produttrici al mondo di pneumatici:













  









Fonti: Pubblicazioni di Elisabetta Perini - Pubblicazioni di Laila Cresta - Vocabolari della lingua italiana - Wikipedia - grammaticaitaliana.eu - Articoli vari.


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